venerdì 10 giugno 2011

dal corriere 10 giugno 2011...

L'azienda era «bio», ma senza controllo sulla filiera nulla è garantito Roberto Defez, ricercatore al Cnr «L'origine dell'infezione deriva probabilmente da letame "inquinato"»

MILANO - Inizialmente tutti hanno tirato un sospiro di sollievo, quando hanno appreso che non eran stati cetrioli o qualsivoglia verdura fresca gli incubatori del famigerato batterio killer, ma quelli che in Italia chiamiamo per semplicità «germogli di soia», pur essendo in realtà germogli di fagiolo mung. (il fagiolo mung Vigna radiata è quella che viene chiamata soia verde, i germogli di soia Glycine max in realtà non vengono consumati )

L'ESPERTO - Ma per contro si è aperto il dibattito: una delle aziende che produceva i germogli nella Bassa Sassonia, la Gärtnerhof di Bienenbuttel (chiusa venerdì d'autorità) era una di quelle imprese modello, «bio» come si dice, che avrebbe dovuto garantire più delle imprese tradizionali la qualità e soprattutto la «salute» del prodotto. Com'è potuto succedere? «Il problema è proprio questo- spiega Roberto Defez, biotecnologo del Cnr- non basta appiccicare il bollino "bio", per dire che è un prodotto è coltivato secondo logiche puramente naturali: a volte il solo fatto di non utilizzare fertilizzanti sintetici, ma concimi naturali, autorizza le aziende a definire le loro verdure "bio", (mai sentita una roba del genere è del tutto inverosimile anzi chi lo fa compie una truffa) ma è tutta la filiera che deve essere "bio" (tutta la filiera viene controllata non solo l'ultimo della lista, le certificazioni servono proprio a questo)». Nell'azienda tedesca probabilmente, continua il ricercatore è accaduto che «i semi dei germogli provenivano da altre coltivazioni che hanno utilizzato letami "inquinati" dal batterio»(la soia come le altre leguminose è una pianta azotofissatrice, non serve concimare con letame ed è comunque difficile capire come il letame, che viene interrato nel terreno, possa trasferire il batterio ai baccelli di soia che seccando rimangono sulla pianta e non cadono per terra)

ANTIBIOTICI POTENTISSIMI- Perchè succede spesso che «per nutrire gli allevamenti di bovini o suini si utilizzino spesso antibiotici potentissimi che non servono certo a guarire le bestie, ma a farle crescere più in fretta. Questi antibiotici sviluppano delle forti resistenze che hanno fatto sì che il batterio incubato negli animali sia diventato praticamente invulnerabile e di qui l'alta mortalità cui abbiamo assistito». Insomma «è fondamentale che l'agricoltura bio sia bio per davvero, che conti il prodotto e non la procedura con cui si coltivano le piante, che tutta la filiera sia controllata dalle aziende. Perchè sennò si arriva al paradosso che è un ortaggio è bio, perchè non usa fertilizzanti chimici, anche se cresce di fianco a una centrale nucleare». (tanto che ci siamo per calmare gli animi gettiamo letame anche sull'agricoltura biologica... evvai!, spostare il problema sulla filiera dell'agricoltura biologica è un bel giochetto, il vero problema è il nostro modo di produrre, che sta inquinando tutto il mondo e anche chi in buona fede cerca di fare biologico)

Articolo di Matteo Cruccu

Con tutto il rispetto per il giornalista, facciamo trattare questi delicati argomenti a persone ferrate con l'argomento, altrimenti non pubblichiamoli, rischiano di creare inutili allarmismi e ancora più incertezza.

3 commenti:

Azienda Agricola ed Agrituristica Cà Versa ha detto...

ciao luca,
visitando il tuo blog, ho visto che partecipi a manifestazioni ed eventi; pertanto ti invito a venirci a trovare questa domenica (19 giugno) nel nostro agriturismo a Santa Maria della Versa (PV) dove si terrà la "Festa d'estate e del gusto"! Ne troverai maggiori info visitando il nostro blog! Ti aspettiamo! Valeria

Meg ha detto...

Perfettamente d'accordo con te. E direi che non c'è altro da aggiungere. ciao!

Ristoranti italiani a Cracovia ha detto...

Grande blog, verrò di nuovo qui!
La ricetta è incoraggiante, sembra grande!